
Ogni volta che mettiamo piede su un sentiero, ci lasciamo alle spalle il mondo ordinario. Davanti a noi si apre lo spazio selvaggio della montagna, con la sua bellezza struggente, i suoi silenzi assoluti e, talvolta, i suoi pericoli. È in quei momenti di vulnerabilità che entra in scena il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), che da oltre settant’anni rappresenta un presidio prezioso per chi frequenta ambienti impervi.
Il 2024 ha visto ancora una volta migliaia di volontari operare con dedizione silenziosa, intervenendo in ogni angolo del territorio italiano, dalle Alpi alle isole. Con più di dodicimila missioni effettuate nell’arco dell’anno, il CNSAS ha fornito aiuto, conforto, a volte speranza, a quasi dodicimila persone. Dietro ogni numero, una storia. Dietro ogni intervento, una vita che rischiava di spezzarsi o una mano tesa nel momento più critico.
Il report annuale del CNSAS, disponibile da oggi, non è solo una raccolta di cifre. È un racconto silenzioso di vite raggiunte in extremis, di paure affrontate nel gelo di una parete o nel buio di una grotta, di solidarietà che si manifesta a quote dove manca il fiato ma non il coraggio. Ogni numero riassume una storia vera, fatta di decisioni rapide, di mani tese, di uomini e donne che scelgono di esserci quando gli altri non possono più farcela da soli.
Non serve snocciolare dati per comprendere l’enorme portata di questa attività. Basta immaginare una giornata d’agosto, una delle tante in cui la montagna si popola di camminatori e sognatori, e pensare a quanto sottile sia il confine tra libertà e imprudenza, tra avventura e incidente. La caduta, il malore, l’improvviso cambiamento del tempo. Sono situazioni che accadono in un attimo, e spesso sorprendono proprio chi si sente più esperto.
Il profilo più frequente della persona soccorsa? Un uomo italiano tra i 50 e i 60 anni, vittima di una scivolata mentre era in escursione. Ma la montagna non fa distinzioni: tra le persone assistite ci sono anche giovani, donne, famiglie, anziani, appassionati, curiosi, e in alcuni casi, semplici passanti attratti da un paesaggio.
La montagna è democratica, ma pretende rispetto.
Il report del CNSAS ricorda che il gesto di mettersi in cammino porta con sé una responsabilità, verso sé stessi e verso chi eventualmente sarà chiamato a cercarci, soccorrerci, riportarci a valle. Non a caso, gran parte degli incidenti coinvolge escursionisti. Camminare in montagna sembra semplice, eppure, anno dopo anno, proprio questa attività risulta la più incidentata.
Non si tratta di allarmismo, ma di cultura della prevenzione. Il CNSAS non chiede di rinunciare ai sentieri, ma invita a prepararci meglio, a non sottovalutare le condizioni fisiche o ambientali, a informarci prima di partire. A portare con noi non solo zaini e scarponi, ma anche buon senso.
Dietro ogni intervento ci sono ore di addestramento, attrezzature portate in quota, elicotteri che si alzano in volo, squadre che si muovono di notte, in condizioni difficili, su terreno ostile. Il tutto con uno spirito volontario che fa onore al nostro Paese.
Forse, prima di ogni escursione, dovremmo fermarci un attimo e pensare anche a questo. A chi veglia su di noi senza che ce ne accorgiamo. A chi ci raggiunge quando la montagna diventa più grande di noi.

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