La Giornata Internazionale delle Foreste 2025: un nuovo sguardo sui boschi vetusti e sugli alberi monumentali in Italia

Ci sono luoghi nei nostri paesaggi che sembrano appartenere a un’altra epoca, dove il tempo scorre con una lentezza che non ci appartiene più. Sono i boschi vetusti, foreste antiche e poco toccate dall’uomo, che custodiscono un’evoluzione naturale quasi intatta. In questi ambienti, la biodiversità si esprime con una potenza rara: alberi secolari convivono con giovani germogli, tronchi abbattuti nutrono il suolo e ogni elemento si inserisce in un equilibrio millenario. Proprio a questi ecosistemi è dedicata, in modo speciale, la Giornata Internazionale delle Foreste 2025.

Il 21 marzo, mentre il mondo celebra l’importanza degli ecosistemi forestali, l’Italia si distingue per un’iniziativa che segna un primato europeo: l’istituzione ufficiale della Rete Nazionale dei Boschi Vetusti. Un passo decisivo nella valorizzazione del nostro patrimonio naturale più resiliente e silenzioso.

Il tema del 2025: foreste e alimentazione

Il filo conduttore scelto per quest’anno dalle Nazioni Unite è “Foreste e alimenti”, un’accoppiata che può sorprendere ma che rivela connessioni profonde. Le foreste, infatti, non sono solo riserve di biodiversità: in molte aree del pianeta sono ancora una fonte primaria di nutrimento. Frutti, semi, funghi, piante officinali – elementi fondamentali per la sussistenza di milioni di persone – nascono proprio in questi ambienti. Senza dimenticare il loro ruolo cruciale nel mantenere fertili i suoli agricoli, proteggere le acque e garantire la presenza di impollinatori.

A Roma, presso Villa Doria Pamphilj, uno dei parchi storici più amati, la FAO celebra l’evento con una cerimonia istituzionale e un percorso educativo dedicato a circa 300 studenti. Un’occasione per avvicinare le giovani generazioni alla complessità e alla bellezza delle foreste, partendo dal cibo come filo conduttore.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming a questo link.

Una rete per i boschi vetusti: l’Italia in prima linea

La novità più significativa di quest’anno è rappresentata dall’avvio ufficiale della Rete Nazionale dei Boschi Vetusti, sancita con decreto dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. L’Italia è la prima nazione in Europa a dotarsi di uno strumento istituzionale per la tutela di questi ecosistemi. Un segnale forte, che va oltre la celebrazione simbolica e si traduce in un impegno operativo.

Secondo i dati del Ministero, i boschi vetusti censiti in Italia sono 166, distribuiti su una superficie complessiva di oltre 4.000 ettari. A definirli non è solo l’età, ma anche la struttura complessa e stratificata: devono estendersi per almeno 10 ettari, non essere stati utilizzati dall’uomo per almeno 60 anni, e mostrare tutte le fasi naturali del ciclo forestale, inclusa la presenza di alberi morti in piedi o a terra. Elementi spesso percepiti come segni di degrado, ma che in realtà rappresentano indicatori di naturalità elevata.

Un modello di gestione già collaudato

La gestione della rete sarà affidata alla Direzione generale delle foreste del MASAF, seguendo l’esempio già consolidato del programma per la tutela degli Alberi Monumentali d’Italia. Anche in questo caso, l’obiettivo non è semplicemente la conservazione passiva, ma la valorizzazione attiva di un patrimonio ecologico, culturale e scientifico.

Gli alberi monumentali: presenze simboliche e millenarie

In parallelo, continua il lavoro di censimento degli alberi monumentali, testimoni viventi della storia naturale e culturale dei nostri territori. L’elenco ufficiale, aggiornato a settembre 2023, comprende 4.288 esemplari, tra cui spiccano alberi millenari come l’acero di Caronia, con una chioma di oltre 500 metri quadrati, e il castagno di San Francesco da Paola in Calabria, con una circonferenza di quasi tredici metri.

La legge 10/2013 ne tutela l’integrità, vietandone l’abbattimento e prevedendo sanzioni severe per chiunque li danneggi. Non si tratta solo di conservare degli “alberi antichi”, ma di riconoscere il valore simbolico e ambientale che queste presenze incarnano, soprattutto nelle aree interne, dove spesso rappresentano veri e propri punti di riferimento comunitari.

Un patrimonio da custodire, tra crisi e cambiamenti

Con circa il 40% del territorio coperto da foreste, l’Italia possiede uno dei patrimoni boschivi più estesi d’Europa. Un capitale naturale che fornisce servizi ecosistemici fondamentali: dalla protezione del suolo all’assorbimento del carbonio, dalla regolazione idrica alla produzione di legname.

Ma questo patrimonio è fragile. Gli effetti della crisi climatica si fanno sentire in modo sempre più evidente: patologie emergenti, eventi estremi, incendi, schianti e siccità stanno modificando profondamente l’equilibrio delle foreste italiane. A tutto ciò si aggiunge la carenza di risorse e una frammentazione delle politiche, che rendono difficile attuare una gestione veramente integrata e resiliente.

Custodire la memoria del vivente

I boschi vetusti e gli alberi monumentali non sono solo “beni da proteggere”: sono archivi viventi, portatori di memoria ecologica, modelli di equilibrio che ci mostrano ciò che la natura può costruire quando è lasciata libera di esprimersi. Investire nella loro tutela significa promuovere una visione del futuro in cui il legame tra uomo e ambiente non sia basato sull’uso, ma sulla cura.

In questi anni ho avuto modo di approfondire questi temi anche attraverso percorsi formativi promossi dalla FAO, in particolare su Forest and Landscape Restoration (FLR) e Forests and Climate Change. Esperienze che hanno rafforzato in me la consapevolezza di quanto sia fondamentale un approccio integrato alla conservazione, capace di unire conoscenze scientifiche, visione sistemica e responsabilità collettiva.

La Giornata Internazionale delle Foreste 2025 diventa così non solo un momento di riflessione, ma un’occasione concreta per riorientare le nostre politiche ambientali, rafforzare la cultura ecologica e promuovere un approccio sistemico alla conservazione.

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